20.8.2026 13:56

Viaggio nel carcere di S. Stefano: come vivere due secoli di Giustizia

Italy Ministero della Giustizia Joy Bongiovanni
Nadpis ibid: Souhrn: Ex vazební vězení Santo Stefano na ostrovech Pontiner je místem, kde se odráží proměny pojmu spravedlnosti; po 60 letech od uzavření se za pomoci Ares penitenziaria otevřelo veřejnosti prostřednictvím zahrnutých prohlídek od 2. srpna do 30. září. Budova, vzniklá mezi lety 1792–1797 podle Panoptica Benthamova koncepce, tehdy posilovala dohled nad vězni a odrážela tehdejší posun od trestu k vnitřnímu kontrole. Během života věznice prošla významnými reformami, zejména v roce 1952, kdy se zavedlo pracovní a vzdělávací programy, avšak definitivně byla uzavřena v roce 1965; dnes se snaží ukázat historické i ideové souvislosti a nabídnout veřejnosti kontakt s historií a hodnotami Evropy.
AI summary

Ci sono luoghi che raccontano l’evoluzione del concetto di Giustizia, il carcere borbonico di Santo Stefano è uno di questi. Dopo 60 anni dalla definitiva chiusura e un lungo progetto di recupero e messa in sicurezza, a cui ha contribuito anche il dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria, dal 2 agosto al 30 settembre l’ex carcere apre i cancelli a cittadini e turisti grazie alle visite guidate organizzate dall’Area marina protetta della Riserva naturale statale di Ventotene e Santo Stefano.

Situato nell’arcipelago delle isole Ponziane e vicino a Ventotene, luogo di confinamento politico, l’ex carcere borbonico rimanda a un’epoca in cui la pena era sinonimo di vendetta, isolamento e sofferenza. Ma, durante i due secoli di attività, la struttura vive e incorpora le trasformazioni ideologiche e normative del tempo, anticipando di ben vent’anni la riforma del nostro ordinamento penitenziario.

Costruito in piena epoca illuministica, tra il 1792 e il 1797, recepì il superamento del concetto di pena vendicativa e crudele propria dell’Ancien Régime. Non a caso, l’ingegnere Francesco Carpi, che progettò l’opera, si ispirò al Panopticom, il modello di carcere ideato dal filosofo e giurista Jeremy Bentham. La struttura a forma circolare ad anfiteatro e la torretta centrale consentivano ai guardiani di poter sorvegliare i detenuti in qualsiasi momento. Questa cosiddetta sorveglianza potenzialmente continua produceva nel detenuto una sorta di autocontrollo che impediva comportamenti errati.

Il carcere venne inaugurato con l’invio di 200 detenuti e, a lavori ultimati, altri 600 reclusi furono condotti sull’isola. Le 99 celle erano rivolte all’interno e non permettevano ai reclusi di osservare neanche una porzione di cielo o di mare. Luigi Settembrini, scrittore e patriota napoletano, detenuto dopo i moti rivoluzionari del 1848, nella sua opera Ricordanze della mia vita lo definì “un inferno a cielo aperto” e “una tomba per vivi”.

Durante il ventennio fascista, anche Sandro Pertini, futuro Presidente della Repubblica, venne rinchiuso nella cella numero 36. In una lettera indirizzata alla madre scrisse: “Sappiamo che a Santo Stefano vi si trovano Zaniboni e Terracini, mi sarà difficile però vederli, perché dovrò fare circa 20 mesi di segregazione cellulare. Noi politici siamo sorvegliatissimi e il carcere viene reso più duro a noi che ai reclusi comuni”.

Nel 1952, il direttore Eugenio Perucatti, recependo i dettami dell’articolo 27 della neonata Costituzione, avvia un’importante opera di trasformazione dell’istituto: introduce e potenzia il lavoro agricolo e artigianale, favorisce lo sport e le attività ricreative, punta su rapporti familiari, istruzione e formazione. Anticipando così la riforma del nostro Ordinamento penitenziario.

Tuttavia, dopo l’evasione di due detenuti, Perucatti nel 1960 viene trasferito e Santo Stefano riprende la sua conformazione rigida e securitaria. Nel 1965, con decreto del ministero della Giustizia, dopo due secoli dalla nascita, viene chiuso definitivamente.

“Restituire Santo Stefano ai visitatori significa permettere a cittadini, giovani, turisti e studiosi di entrare in contatto diretto con una storia fatta di sofferenza, di privazione della libertà – ha dichiarato il sindaco Carmine Caputo -, ma anche di grandi battaglie civili e ideali. La possibilità di tornare a visitare l’ex Carcere borbonico rappresenta un passo concreto e importante. Ventotene vuole continuare a essere non soltanto una destinazione turistica, ma un luogo della memoria, della cultura e dei valori europei”.

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