15.9.2026 12:48

I segreti legami tra architettura e altre specie: tornano al Politecnico i Castello del Valentino Dialogues

Itálie Politecnico di Torino Autor neuveden
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Il rapporto tra lo spazio costruito, la memoria storica e l'ambiente naturale è al centro di una riflessione accademica sempre più urgente. In questa cornice si colloca la seconda edizione dei Castello del Valentino Dialogues, un workshop internazionale promosso dal Dipartimento di Architettura e Design-DAD del Politecnico, organizzato da Sofia Nannini, Alessandro Armando e Albena Yaneva, con il supporto di Lorenzo Murru. L’evento, ospitato nella storica sede dell’Ateneo nel parco del Valentino, ha portato una serie di riflessioni che sfidano il modo convenzionale di pensare la ricerca, anche grazie alla keynote lecture aperta al pubblico dell'architetto e ricercatore dell’Università di Porto André Tavares.

I Castello del Valentino Dialogues nascono come un forum dinamico e interdisciplinare in cui elaborare modi alternativi di pensare, esplorare e progettare lo spazio urbano. L'iniziativa punta a far dialogare studenti di dottorato, ricercatrici e ricercatori all'inizio della loro carriera con importanti studiosi, studiose e autori, autrici nel campo dell'architettura e dell'urbanistica, offrendo uno spazio di discussione capace di sfidare i metodi di ricerca convenzionali.

Dopo il successo della prima edizione (“Tentacular Thinking! Tentacular Writing?”), i Dialogues 2026 (9-11 settembre) hanno rivolto la propria attenzione agli archivi come luoghi fisici e concettuali in cui viene costruita la conoscenza architettonica. Sotto l'influenza della recente svolta ambientale (environmental turn) che sta investendo la storia dell'architettura e le discipline affini, il workshop ha proposto il superamento della visione antropocentrica alla radice dell'ambiente costruito. I e le partecipanti hanno esplorato il concetto di archivio come oggetto dinamico, in cui si stratificano scelte umane e agenti non-umani, interrogandosi su come ascoltare le "voci" vegetali, animali e minerali conservate nelle tracce d'archivio e su come trattare ecologie, città e paesaggi come veri e propri depositi di memorie sedimentate di fronte all'attuale crisi climatica. Un esercizio speciale è stato fatto attorno alle carte dell’archivio dell’architetto Carlo Mollino, ospitato dal Politecnico e esplorato insieme alla ricercatrice Gerlinde Verhaeghe (Universität Basel) e l’archivista Enrica Bodrato.

Questi stimoli teorici hanno trovato una traduzione pratica e metodologica nella conferenza pubblica Fisheye Methods, ospitata Salone d'Onore del Castello del Valentino. Il relatore, André Tavares ha presentato i risultati e le pratiche di ricerca del progetto interdisciplinare "Fishing Architecture" da lui coordinato, finanziato dal Consiglio Europeo della Ricerca (ERC).

La lecture ha affrontato un paradosso affascinante: sebbene i pesci e gli ecosistemi marini non lascino tracce d'archivio dirette, le attività umane legate al loro sfruttamento e consumo generano una quantità impressionante di documenti e resti materiali. Attraverso l'analisi di dati estremamente eterogenei – come i resti ossei ittici rinvenuti nei cumuli di rifiuti archeologici (middens), frammenti d'archivio sparsi e statistiche ufficiali sugli sbarchi del pescato – il progetto coordinato da Tavares mira a ricostruire la complessa storia degli ecosistemi marini. L'intervento ho mostrato come, attraverso modelli e narrazioni storiche, sia possibile tracciare una fitta rete di connessioni che dimostra quanto la biologia marina, la storia e le popolazioni ittiche siano intimamente intrecciate con la storia dell'architettura e del territorio. Un punto di vista originale e non convenzionale, come da tradizione dei Castello del Valentino Dialogues, per guardare da una prospettiva diversa al presente e al futuro dell’architettura e della progettazione.

Durante le tre giornate dei Castello Dialogues – spiega Sofia Nanniniinsieme a partecipanti provenienti da tutto il mondo ci siamo posti alcune domande importanti per la cultura architettonica oggi: quali voci non-umane posso essere ‘ascoltate’ tra le carte d’archivio? Cosa ci raccontano? In che modo includere queste presenze nelle nostre storie e narrazioni dell’architettura e dell’ambiente costruito?

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