Serena Brancale incontra i ragazzi del ‘Fornelli’: musica, dialogo e nuove possibilità

5.10.2026 - Catia Paluzzi | Ministero della Giustizia

Ci sono incontri che iniziano nel silenzio e finiscono con una voce che si alza. È quanto accaduto all’Istituto penale per i minorenni ‘Nicola Fornelli’ di Bari, dove quasi trenta ragazzi hanno incontrato Serena Brancale, cantautrice e polistrumentista barese che, poche ore dopo, sarebbe salita sul palco del PalaFlorio, per il concerto conclusivo del suo Sacro Tour.

Quando Serena è entrata nella Sala Teatro, i ragazzi l’hanno accolta con un applauso. Erano lì, tutti insieme, alcuni curiosi, altri più riservati. Poi è arrivato il silenzio, quasi timido, fatto di sguardi e di attesa. Anche i ragazzi più vivaci sono rimasti per qualche istante in disparte, come se non sapessero bene da dove cominciare, ma quando è arrivata la musica quella distanza iniziale ha cominciato lentamente ad accorciarsi.

Per Serena Brancale non era un palco come gli altri, era la prima volta che entrava in un istituto penale e lo ha raccontato senza nascondere l’emozione: “È stato emozionantissimo, non pensavo di vivere questa esperienza così forte. Cantare tra queste mura il brano che ho portato all’ultimo Festival di Sanremo è stato ancora più intenso, un palco che mi ha fatto vibrare l’anima”.

Quella mattina il palco non è appartenuto soltanto a Serena. È stato soprattutto dei ragazzi che, poco alla volta, hanno iniziato a partecipare, a fare domande, a lasciarsi coinvolgere. L’artista ha interpretato alcuni dei suoi brani più conosciuti, da Anema e Core a Baccalà, fino a Qui con me, ma tra una canzone e l’altra ha scelto soprattutto di raccontare sé stessa: la propria storia, le difficoltà affrontate, le scelte compiute e il valore della famiglia, dello studio e della determinazione.

I ragazzi hanno ascoltato con attenzione e, soprattutto, hanno iniziato a riconoscersi nelle parole di una persona che parlava loro non dall’alto del successo raggiunto, ma partendo dal proprio percorso personale. Serena ha raccontato anche di quando, da adolescente, avrebbe voluto frequentare il liceo artistico e della scelta, suggerita dalla madre, di iscriversi invece al liceo classico. “Mia madre – ha raccontato – a suo tempo insistette affinché frequentassi il liceo classico, nonostante io, all’epoca, volessi andare all’artistico. Aver seguito il suo consiglio, anche se ha significato più impegno e fatica, mi ha giovato nel tempo”.

Un racconto semplice ma capace di parlare direttamente ai giovani, ricordando loro che anche le strade che oggi sembrano più difficili possono rivelarsi, col tempo, quelle più importanti. Poi è accaduto qualcosa che ha cambiato il significato dell’incontro. Uno dei ragazzi ha trovato il coraggio di avvicinarsi al microfono e intonare una canzone napoletana. Per qualche minuto il centro della scena è stato lui. Non più soltanto un giovane che ascoltava un’artista, ma una persona che sceglieva di mettersi in gioco davanti agli altri, affidando alla propria voce emozioni e identità. Serena lo ha ascoltato, incoraggiato e applaudito, riconoscendo nella tradizione musicale napoletana un linguaggio vicino anche alla propria sensibilità. “Napoli per me, con tutto quello che rappresenta, è stato uno stimolo da sempre e la sua musica, fatta di passione e cuore, si ritrova anche nel jazz del grande Pino Daniele, un cantautore che adoro – ha concluso Brabcale -. L’asse Bari–Napoli è fortissimo ed entrambe, musicalmente parlando, le sento come casa mia”.

Quel ragazzo che ha scelto di cantare è diventato così il simbolo della mattinata: la dimostrazione che è possibile trovare la propria voce anche in un luogo nel quale, troppo spesso, si rischia di essere identificati soltanto con il proprio errore. A sottolineare il valore educativo dell’iniziativa è stato anche, Nicola Petruzzelli, direttore dell’istituto, che si è rivolto direttamente ai ragazzi partendo proprio dal significato delle canzoni e delle relazioni: “Le canzoni di Serena ci insegnano che gli affetti sono il luogo del cuore, da cui non staccarci mai, e le relazioni autentiche ci fanno capire quanto sia importante non perderci per strada, non cadere nell’abbaglio della droga, dei soldi facili, del divertimento a tutti i costi e così via”.

Parole alle quali Serena ha risposto con un messaggio altrettanto diretto e affettuoso: “La prossima volta voglio che veniate tutti, anzi, non voglio più vedervi qui, in questo posto”. Un invito al concerto ma, soprattutto, un invito a immaginare un futuro diverso. Un futuro che, poche ore più tardi, ha trovato una prima concreta rappresentazione.

(Credit: Ministero della giustizia – Dgmc)La Brancale ha infatti voluto invitare alcuni dei ragazzi del Fornelli al suo concerto Sacro Tour al PalaFlorio. Cinque giovani, accompagnati dagli operatori dell’istituto e autorizzati a usufruire del permesso premio, hanno assistito allo spettacolo. Per loro è stato un passaggio simbolicamente importante: dalla Sala Teatro dell’istituto al grande palco della città; dalla dimensione raccolta dell’incontro mattutino alla condivisione della musica con migliaia di persone. Un’esperienza che ha dato continuità alla giornata che ha consentito ai ragazzi di vivere la città non soltanto come uno spazio esterno all’istituto, ma come un luogo al quale poter tornare a sentirsi parte di una comunità.

L’iniziativa, promossa dalla presidente dell’Associazione di promozione aocio-culturale “AlexOtt”, Tina Ottavino, e accolta con favore dalla direzione dell’Istituto, si inserisce nel più ampio percorso di crescita personale e responsabilizzazione rivolto ai giovani. Presenti all’incontro anche il comandante dell’istituto, Antonietta Mavellia, dirigente di Polizia penitenziaria, insieme agli operatori che quotidianamente accompagnano i ragazzi nel loro percorso educativo.

Serena Brancale è arrivata portando le sue canzoni, i ragazzi le hanno restituito qualcosa di altrettanto prezioso: la loro voce. Ed è forse proprio questo il senso più autentico dell’incontro. Non una cantante che incontra dei ragazzi detenuti, ma dei ragazzi che, attraverso la musica, hanno avuto la possibilità di essere ascoltati e, per un giorno, di guardare un po’ più lontano. Oltre le mura, oltre l’errore, oltre il presente. Verso un futuro nel quale, come ha detto Serena, la speranza è quella di non incontrarsi mai più in quel posto.

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