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    <titulek>Il modello svizzero dell’innovazione incontra il Politecnico</titulek>
    <datum>14.10.2026</datum>
    <subjekt>Politecnico di Torino</subjekt>
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        <polozka>International organizations</polozka>
        <polozka>Universities</polozka>
        <polozka>Science and research</polozka>
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    <perex>“Fare diplomazia pubblica significa uscire dai propri uffici, incontrare le persone, ascoltare le loro esperienze e comprendere da vicino le realtà dei territori”. Con queste parole, l’Ambasciatore di Svizzera in Italia Roberto Balzaretti ha riassunto lo spirito di In Cammino con la Svizzera, il progetto promosso dall’Ambasciata di Svizzera in Italia, in collaborazione con il Consolato generale di Svizzera a Milano, che il 14 ottobre ha fatto tappa al Politecnico. Ad accompagnarlo, il Console generale Stefano Lazzarotto.</perex>
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Avviata nel novembre 2025 e destinata a concludersi entro il 2027, l’iniziativa porterà l’Ambasciatore in tutte le regioni italiane, attraverso itinerari sostenibili e incontri con istituzioni, università, imprese e realtà culturali. Un’iniziativa che incarna il concetto di “diplomazia pubblica”, come l’ha definita lo stesso Ambasciatore, fondata sull’ascolto e sul confronto diretto con le realtà del territorio, per rafforzare le relazioni tra Italia e Svizzera sui temi dell’innovazione, della sostenibilità e della cooperazione internazionale.

La settima tappa del progetto, dedicata al Piemonte, ha portato l’Ambasciatore al Politecnico nella mattinata del 14 ottobre. La visita si è aperta con un incontro con il Rettore Stefano Corgnati ed è proseguita con la presentazione delle attività di I3P, l’Incubatore di Imprese Innovative dell’Ateneo. Successivamente, all’Energy Center, Balzaretti ha tenuto la Lectio Magistralis “Innovare in un mondo che cambia: l’esperienza svizzera”, per poi visitare i laboratori.

Introdotto dal professor Enrico Macii del Dipartimento Interateneo di Scienze, Progetto e Politiche del Territorio-DIST, l’Ambasciatore ha aperto il proprio intervento illustrando le caratteristiche della politica estera svizzera, organizzata secondo un sistema di cerchi concentrici: dalle relazioni con i Paesi confinanti e le regioni limitrofe, fino alla cooperazione europea e ai partenariati internazionali. In questo contesto, Balzaretti ha sottolineato l’importanza della collaborazione scientifica e accademica, richiamando la partecipazione della Svizzera al programma Horizon Europe e la prospettiva di una futura adesione a Erasmus+.

Il filo conduttore della riflessione è stato il valore delle connessioni: “Viviamo in un mondo in cui le tradizionali strutture gerarchiche lasciano sempre più spazio a reti di relazioni e collaborazioni. Anche il ruolo della diplomazia è cambiato: il nostro compito non è tanto parlare, quanto ascoltare. Non siamo noi diplomatici a prendere le decisioni politiche, ma siamo tecnici di rete, chiamati a costruire connessioni e a fornire a chi decide gli strumenti per comprendere meglio la realtà”, ha spiegato Balzaretti.

Un approccio che presenta molte analogie con il mondo della ricerca, dove università, laboratori e istituzioni collaborano attraverso reti internazionali per affrontare sfide complesse. Alla base di questo lavoro, secondo l’Ambasciatore, deve esserci la capacità di partire dai fatti, sviluppare analisi fondate sulle evidenze scientifiche e tradurle in azioni concrete, senza trascurare l’importanza di rendere la conoscenza accessibile e comprensibile a tutta la cittadinanza, favorendo un dialogo aperto tra ricerca e società.



Da questa riflessione sul valore delle relazioni, l’intervento si è spostato sul modello svizzero dell’innovazione e sulla capacità di trasformare la conoscenza scientifica in competitività. Balzaretti ne ha individuato tre elementi fondamentali: l’integrazione tra ricerca e industria, la diplomazia scientifica e la fiducia reciproca tra università, imprese e istituzioni.

“Abbiamo cercato di costruire un ecosistema che valorizzi chi produce conoscenza e chi deve applicarla, mantenendo la ricerca ancorata alla realtà. È un circolo virtuoso”, ha sottolineato l’Ambasciatore. Un sistema nel quale ricerca di base e applicata dialogano con il mondo produttivo, favorendo il trasferimento tecnologico e la nascita di nuove imprese. A rafforzarlo contribuisce la diplomazia scientifica, attraverso realtà come il CERN di Ginevra, esempio di cooperazione internazionale, e la rete Swissnex, che promuove collaborazioni tra ricerca, formazione e innovazione in diversi poli tecnologici del mondo. A tenere insieme queste componenti è soprattutto la fiducia costruita tra i diversi attori dell’ecosistema, indispensabile per trasformare i risultati della ricerca in applicazioni concrete.

Ma perché l’innovazione possa generare benefici per la collettività, non basta sviluppare nuove tecnologie: occorre anche renderle comprensibili e accessibili alla società. È questo il messaggio che Balzaretti ha rivolto alla comunità accademica: “Pensate sempre alla rilevanza di ciò che fate e alla sua utilità concreta per la società. Non limitatevi a produrre conoscenza, ma cercate di trasformarla in qualcosa di reale, capace di generare benefici per le persone. E soprattutto, non isolatevi nei vostri laboratori o nei vostri uffici: uscite, raccontate il vostro lavoro e rendetelo comprensibile e accessibile a tutte e tutti”, ha concluso l’Ambasciatore.

La Lectio Magistralis si è conclusa con un partecipato confronto con il pubblico che ha rivolto numerose domande all’Ambasciatore, approfondendo i temi della cooperazione internazionale, dell’innovazione e del rapporto tra scienza e società.


https://www.polito.it/ateneo/comunicazione-e-ufficio-stampa/poliflash/il-modello-svizzero-dell-innovazione-incontra-il-politecnico

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