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        I detenuti sul cammino di Francesco: “Risentiamo gli odori della natura”
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        5.10.2026
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    <autor>
        Alessandro Pendenza | Ministero della Giustizia
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        In occasione degli 800 anni dalla morte di San Francesco (4 ottobre 1226), patrono d’Italia assieme a Santa Caterina da Siena, e dell’introduzione della ricorrenza come festa nazionale a partire da quest’anno, numerose iniziative sono previste in tutta Italia. Tra queste, diversi cammini di gruppo organizzati dai ministeri del Turismo e della Cultura e dalla Regione Umbria, tutti verso Assisi, ciascuno attraverso un percorso differente, ma tutti con lo stesso obiettivo: riflettere sull’eredità dell’autore del ‘Cantico delle creature’.che filmati da Our Films, sono stati poi trasmessi da Rai1 la sera stessa.
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Tra i partecipanti al Cammino di San Francesco 2026 c’è anche una delegazione della casa di reclusione di Orvieto, composta da quattro detenuti in permesso premio. Li hanno accompagnati il capo area educativa, Paolo Maddonni, nel primo tratto, e la funzionaria educatrice Alessia Gallo nell’ultima tappa.

Due dei quattro pellegrini sono in semilibertà, gli altri due in regime di lavoro esterno, condividono le stesse sezioni e sono detenuti nell’istituto umbro da tempo. Tre di loro sono stati assunti da ditte edili della zona, a cui è stato chiesto di concedere un giorno di ferie per consentirne la partecipazione, mentre il quarto, il più anziano, è impegnato dalla Direzione dell’istituto in attività di pulizia e manutenzione e in due progetti di volontariato, con uscite settimanali: uno con un gruppo di persone con disabilità, l’altro con la bottega del commercio equo e solidale.

Il cammino, che ha toccato varie località del perugino, è iniziato a Poreta, dove i detenuti erano attesi da due guide per i tre giorni di percorso. La prima tappa, di 12 chilometri, ha toccato l’eremo di Pissignano, Campello e le fonti del Clitunno, per concludersi a Trevi. Il giorno successivo il gruppo è ripartito, per altri 13 chilometri, verso Spello, passando per Foligno. L’ultima parte della Via di Francesco si è conclusa con l’arrivo ad Assisi nel primo pomeriggio e la visita alla basilica.

Alla partenza, il comandante della Polizia penitenziaria dell’istituto, Luigi Bove, ha rivolto ai detenuti un messaggio di incoraggiamento: “Non è un caso che per i detenuti si parli di percorso da compiere. A quello personale, che avete già cominciato con buoni risultati, per tre giorni avete l’occasione di aggiungerne un altro: un cammino di speranza e fiducia”. L’avvio ufficiale è stato sancito dalla benedizione del cappellano, don Marco Pagnotta, che ha invocato per i pellegrini “la protezione di Dio affinché siano protetti dall’ombra nel giorno e illuminati dalla luce nella notte per giungere consapevoli alla meta”. Una meta che il detenuto deve raggiungere, secondo l’educatore Maddonni, compiendo “passi di riscatto, con determinazione al cambiamento, per andare ogni giorno più lontano”. In questo cammino, ha concluso, “l’educatore penitenziario non è altro che un accompagnatore del detenuto, per aiutarlo e consigliarlo, perché la sua vita di detenzione non sia tempo solo di punizione”.

Maddonni, che ha coordinato l’iniziativa, ha confermato che i detenuti hanno “aderito immediatamente e con entusiasmo alla proposta del cammino francescano, senza esitare nemmeno sull’impegno fisico che per qualcuno è stato gravoso. Hanno visto una grande opportunità di mettersi in gioco”.

Durante la marcia i pellegrini si sono lasciati andare a ricordi, riflessioni e “confessioni”. C’è chi ha parlato del piacere “di risentire odori di natura dimenticati: il finocchietto, la mentuccia… e il canto degli uccelli…”, chi invece è tornato a rivivere sensazioni provate in gioventù: “Avevo 16 anni e un amico di famiglia mi ha portato con lui per imparare il mestiere. Alla fine ci sono rimasto, ho costruito la mia famiglia e il mio lavoro. Camminare oggi, lentamente, guardando questi paesaggi quaranta anni dopo, mi apre il cuore”. Infine c’è anche chi ha ammesso la fatica: “Mi fanno male le gambe e i piedi, ma non mi fermerò per nessun motivo”.

“In tanti anni di prigione non avrei mai pensato di poter vivere un’esperienza così – ha confessato uno dei detenuti ‘camminanti’ -. Vorrei ringraziare tutti, dal direttore al magistrato, agli educatori. Gli operatori della televisione, gente simpatica e di cuore, hanno camminato con noi mettendoci a nostro agio. Ma forse devo ringraziare soprattutto San Francesco, che ha fatto in modo che si creasse questo cammino per me”.

Non sono mancate infine riflessioni sul presente. “Anche quando sembro felice, come in questi giorni di cammino, nel profondo rimane il pensiero di ciò che ho fatto e che non posso più recuperare” ha confidato uno di loro. Ma c’è una speranza: che “un giorno si possa rinascere, diversi e migliori. Anzi, davanti a questa Basilica di Assisi, davanti a San Francesco, sono già rinato oggi”.

https://www.gnewsonline.it/i-detenuti-sul-cammino-di-francesco-risentiamo-gli-odori-della-natura


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