| Datum | 17.10.2026 |
| Subjekt | Fondazione Policlinico Gemelli IRCCS |
| Region | Italy |
| Kategorie | Healthcare and hospitals, Religion |
Intervista con il professor Stefano Margaritora che il 13 ottobre ha operato Leone XIV: “Ho vissuto un’emozione intima che non riesco a descrivere, ma è stato un intervento di routine”. Servono ancora dieci giorni per il pieno recupero. Il Pontefice “è stato un paziente ideale”.
“Direi che non ci sono motivi clinici per cui questo viaggio non venga fatto”. Il professor Stefano Margaritora, il chirurgo che martedì 13 ottobre ha operato Leone XIV al polmone, intervistato dai media vaticani, afferma che dal punto di vista medico il Papa può sostenere l’impegnativa trasferta in America Latina prevista dal 6 al 17 novembre. Margaritora è ordinario di Chirurgia toracica all’Università Cattolica del Sacro Cuore e direttore dell’Unità Operativa complessa di Chirurgia toracica della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS.
Professore, innanzitutto, come sta Leone XIV?
Al momento della dimissione dall’ospedale Papa Leone era in condizioni cliniche assolutamente soddisfacenti. I suoi esami del sangue erano assolutamente normali, e la funzionalità del cuore era a posto. La riespansione del polmone dopo l’intervento sta seguendo i tempi normalmente previsti. Quindi globalmente le sue condizioni sono buone.
Può dirci come è stato scoperto l’adenocarcinoma polmonare?
La scoperta del tumore maligno del polmone del Papa è stata assolutamente casuale, come purtroppo succede frequentemente, perché facendo degli esami di routine all’addome, è stato scoperto, in torace, alle basi polmonari, questa piccola macchietta. Questo è abbastanza normale, perché quando si fanno degli esami radiologici all’addome, dato che il diaframma è una specie di paracadute, si visualizzano normalmente le basi polmonari. Ma certamente, se questa piccola macchia fosse stata un pochino più alta, non sarebbe stata vista.
Che cosa ci insegna l’esperienza che ha vissuto nelle ultime settimane il Santo Padre? Quanto è importante la prevenzione?
La prevenzione è importantissima, perché il Santo Padre rientra nella categoria delle persone che scoprono di avere un tumore polmonare assolutamente per caso, non perché facciano prevenzione, ma perché fanno esami per altri motivi. Ad esempio, una caduta da un albero che ti porta in pronto soccorso a fare una lastra fa evidenziare una macchia del polmone, oppure esami fatti per altri motivi. Sarebbe importante quindi che la popolazione, soprattutto la popolazione a rischio, si sottoponesse periodicamente a degli esami di controllo preventivi, non solo nei confronti di altri tumori su cui ci sono screening di massa, tipo la mammella o i tumori del colon, ma anche nei confronti dei tumori del polmone, perché purtroppo questo tumore, soprattutto nelle fasi iniziali, non dà sintomi, come abbiamo visto nel caso del Santo Padre, che non aveva alcun sintomo respiratorio e stava benissimo.
Come definirebbe l’intervento? Era un’operazione complicata?
Sarei disonesto a dire che era molto complicata per fare gesta eroiche. In realtà, l’intervento sul Santo Padre è stato un intervento di routine, nel senso che in casi simili, nel caso di un tumore del polmone di una certa dimensione, si deve togliere tutto il lobo in cui è contenuto. Nel caso del Santo Padre, il lobo inferiore del polmone destro. E quindi, da questo punto di vista, è stato un intervento di routine.
Lei, professore, è soddisfatto per l’esito dell’intervento?
Sì, molto. Direi che l’intervento è andato senza alcun tipo di complicanza, e questo è ciò che noi ci auguriamo sempre prima di ogni intervento. Ma purtroppo non sempre va così…
Siete contenti del recupero post-operatorio?
Sì, di questo siamo veramente contenti, perché il Santo Padre, nell’ambito del suo recupero post-operatorio, ha messo veramente anima e corpo come le persone più motivate dopo questo genere di operazioni. E quindi la nostra assistenza nei suoi confronti è stata veramente minima, perché la sua volontà di avere una ripresa in tempi molto rapidi è molto efficace da tutti i punti di vista: è stata veramente encomiabile.
Può fare una previsione sulla durata della convalescenza? Come tempi ci siamo per il viaggio in America Latina?
Trattandolo come una persona normale, dopo questi tipi di intervento, penso che un paio di settimane per una ripresa fisica veramente completa ci vogliono. Quindi, essendo già quasi passata una settimana, tutto sommato io credo che il Papa in un’altra decina di giorni possa essere pienamente recuperato. Riguardo a un viaggio lungo, con spostamenti aerei, da effettuarsi tra circa tre settimane, direi che non ci sono motivi clinici per cui questo viaggio non venga fatto.
Che cosa ha significato per lei, come uomo, come medico e come credente, aver guidato l’équipe che ha operato il Papa?
Aver operato un Papa è stata una emozione intima che non riesco neanche a descrivere. Ovviamente, hai di fronte un uomo, perché il Papa alla fine è un uomo, ma sai benissimo che non è una persona normale. Papa Leone ha un tale carisma che considerarlo persona normale in ogni caso non sarebbe possibile. Ti accingi ad operare un Papa che per la prima volta – almeno nella storia moderna – affronta un intervento per un tumore maligno. Perché finora, per quello che ne sappiamo, non è mai stato così. Sai di avere tutti gli occhi del mondo addosso, perché non è (solo) un capo di Stato: è un capo di fedeli che sono sparsi in tutto il mondo, con un’attenzione mediatica enorme. Quindi è chiaro che un intervento di routine non può essere considerato umanamente di routine. E quindi ho vissuto una serie di contrasti tra il dire a me stesso: “Devi fare un intervento normale che hai fatto altre 1000 volte nella vita” e “devi fare per la prima volta un intervento del genere su un Papa”.
Posso chiedere che cosa lei ha detto al Papa un attimo prima che l’anestesia facesse effetto?
Quando il Papa è entrato in sala operatoria, essendo una persona veramente molto semplice e sorridente, ci eravamo messi un pochino ad anfiteatro: io, i miei colleghi, gli anestesisti, il personale di sala operatoria. Quando è entrato si è guardato attorno, ci ha visto, e io gli ho detto: “Santo Padre, questo è il nostro ‘dream team’”. E lui ha sorriso, e si è fatto… Abbiamo iniziato le manovre di anestesia.
Professore posso chiedere che paziente è stato in questi giorni Papa Leone XIV al Gemelli?
Papa Leone è stato un paziente ideale. Non lo dico per piaggeria ma è stato veramente un paziente che non ha dato alcun minimo problema all’équipe che si occupava di lui, e non l’avrebbe dato neanche se si fosse chiamato Mario Bianchi. Sempre sereno, sempre sorridente, molto poco lamento di fronte a un dolore che comunque, malgrado tutte le manovre, sicuramente una persona prova. Ha seguito tutte le nostre tappe dal punto di vista dietetico, dal punto di vista fisioterapico. Si è rimesso in piedi, faceva sempre anche un pochino di più di quello che gli veniva richiesto. Nella seconda giornata dopo l’operazione, ci siamo girati e stava sistemando lui le sedie nella Cappella. Noi gli abbiamo detto: “Santo Padre, ci siamo noi”. E lui: “Non importa, riesco a farlo, lo faccio”. Quindi, che cosa posso dire? È stato veramente un paziente assolutamente ideale.
Vorrei anche ringraziare tutto il personale, tutta la squadra del Policlinico Gemelli che ha contribuito a curare il Santo Padre. Non dimentichiamolo mai: negli ospedali, dietro il lavoro del chirurgo, dell’anestesista, c’è l’infermiere di sala operatoria, c’è il personale di sala operatoria anche non infermieristico, ci sono i tecnici di laboratorio, i tecnici di radiologia che sono venuti tutti i giorni a fare la lastra al Santo Padre. Ci sono i fisioterapisti, ci sono tutta una serie di figure delle professioni sanitarie che magari di solito non vengono menzionati, ma che mi fa piacere ricordare, oltre ovviamente a un sentitissimo ringraziamento alle mie direzioni, quella della Fondazione Policlinico Gemelli e alla rettrice dell’Università Cattolica, che mi hanno dato fiducia e mi hanno permesso di vivere questa esperienza veramente straordinaria.
Foto: Vatican Media
Fonte: https://www.vaticannews.va/it/papa/news/2026-10/papa-leone-xiv-intervento-gemeli-margaritora-viaggio-sudamerica.html