Le detenute creatrici, produttrici e modelle dei loro abiti. Il cerchio si è chiuso con una sfilata che si è tenuta oggi, 10 settembre, nella casa di reclusione femminile della Giudecca di Venezia. Per l’occasione, il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ha inviato un videomessaggio “di orgoglio e di congratulazioni” per l’iniziativa promossa dalla direttrice dell’istituto, Maurizia Campobasso, e dalla cooperativa ‘Il Cerchio’, che da oltre 20 anni gestisce la sartoria interna.
L’evento, dal titolo ‘La valigia fantasma’, ha “un profondissimo valore simbolico” per il Guardasigilli, che ha sottolineato l’importanza di iniziative come questa alla luce dell’articolo 27 della Costituzione.
Tra le creazioni delle detenute c’è una toga, pensata per il Guardasigilli e consegnata al viceministro Francesco Paolo Sisto, presente all’evento. “Non la posso più indossare per ragioni di età, e ora anche per ragioni di carica. Ma se, tornando indietro, potessi vestire una nuova toga, indosserei quella confezionata da voi”, ha detto Nordio rivolgendosi alle detenute. “Sarebbe un simbolo di redenzione – ha proseguito -, e anche uno sprone per continuare a fare il lavoro del magistrato con quella umanità che deve bilanciare la severità della giustizia”.
“Indosso questa toga e la porto con orgoglio: diventerà mia, lo dico subito”, ha detto il viceministro Sisto, suscitando gli applausi dei presenti; “È straordinariamente luminosa e leggera, anche se mi copre. Grazie”. Sisto ha poi salutato dal cortile le donne detenute che non hanno partecipato alla sfilata. “C’è un percorso che dobbiamo favorire, verso la speranza, la possibilità. Una sorta di vicinanza, di fraternità. Ecco, dovremo tutti quanti, qualche volta, toglierci scarpe e calze a piedi nudi e percorrere questi percorsi”, ha sottolineato il Viceministro.
Prima dell’evento, la direttrice della Giudecca, Maurizia Campobasso, ha spiegato il titolo dell’iniziativa. “Ogni donna che entra in carcere porta con sé una valigia invisibile. Dentro ci sono la propria storia, gli errori commessi, le ferite, le sofferenze, ma anche capacità, desideri e risorse che spesso devono soltanto essere riscoperte”. Con la sartoria attiva nel penitenziario ed eventi come questo, l’auspicio è cambiare il contenuto di questa ‘valigia invisibile’. “Non possiamo cancellare ciò che una persona porta nella valigia con cui entra in carcere; possiamo però lavorare perché, quando uscirà, quella stessa valigia contenga qualcosa di diverso. E soprattutto perché abbia gli strumenti per scrivere una storia diversa”, ha sottolineato ancora Campobasso.
Gli abiti realizzati dalle detenute possono essere acquistati in un negozio nel cuore di Venezia: si chiama “Banco-Lotto n° 10”, dal nome della sartoria della Giudecca, inaugurato il 4 settembre.
Credit foto: Wolfgang Moroder/Wikimedia Commons
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