Portare l’esecuzione penale esterna al centro del racconto cinematografico per mostrare ciò che accade oltre le mura del carcere: i percorsi di responsabilizzazione, il lavoro, la formazione, le relazioni con il territorio e la possibilità concreta di costruire un nuovo progetto di vita.
È questo il messaggio emerso oggi alla 83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, durante l’incontro “Corti in carcere, e fuori dal carcere”, svoltosi nella Sala Tropicana dell’Hotel Excelsior al Lido di Venezia. Un appuntamento che ha messo in dialogo cultura, comunicazione e giustizia, consentendo di portare all’attenzione del pubblico il lavoro del dipartimento per la Giustizia Minorile e di Comunità, con particolare riferimento alla dimensione dell’esecuzione penale esterna e della giustizia di comunità.
Al centro dell’incontro, assieme agli altri due lavori dedicati alla realtà penitenziaria, “Un ponte verso il futuro”, cortometraggio realizzato dagli studenti del Dams dell’Università Cattolica del Sacro Cuore – campus di Brescia, dedicato ai percorsi di esecuzione penale esterna e reinserimento sociale delle persone sottoposte a misure e sanzioni di comunità.
Attraverso il linguaggio cinematografico, il cortometraggio racconta una dimensione dell’esecuzione della pena che spesso rimane meno visibile: quella che si realizza quotidianamente sul territorio, attraverso il lavoro degli Uffici di esecuzione penale esterna e la collaborazione con istituzioni, servizi, realtà sociali e produttive.
Una giustizia che esce dal carcere e incontra la comunità: è proprio questa trasformazione a essere stata evidenziata dal Capo del dipartimento per la Giustizia Minorile e di Comunità, Antonio Sangermano, nel corso dell’incontro. “La progressiva crescita di una giustizia che si realizza anche nella comunità, e non soltanto all’interno degli istituti penitenziari” ha sottolineato Sangermano, rappresenta un passaggio significativo nell’evoluzione del sistema dell’esecuzione penale.
Una trasformazione che trova una concreta rappresentazione nelle migliaia di persone oggi coinvolte nei percorsi di esecuzione della pena e che pone gli Uffici competenti al centro di un sistema nel quale la pena viene accompagnata da programmi di trattamento, controllo, responsabilizzazione e reinserimento. Non si tratta, dunque, semplicemente di eseguire una pena fuori dal carcere. Si tratta di costruire un percorso nel quale la persona possa assumersi la responsabilità delle proprie azioni e recuperare progressivamente un ruolo nella società.
Come ha evidenziato il Capo del Dipartimento “La giustizia di comunità non significa semplicemente eseguire una pena fuori dal carcere, significa costruire le condizioni perché la sanzione abbia una funzione effettivamente responsabilizzante, perché la persona possa riconoscere il danno prodotto, perché la comunità possa partecipare al percorso e perché il reinserimento non rimanga un principio astratto, ma diventi un obiettivo concretamente perseguibile”
È in questa prospettiva che “Un ponte verso il futuro” assume un particolare significato. Il titolo stesso richiama la funzione dell’esecuzione penale esterna: creare un collegamento tra la responsabilità per il reato commesso e la possibilità di un ritorno alla vita sociale attraverso un percorso concreto.
Il territorio diventa così parte integrante dell’esecuzione della pena. Il lavoro, la formazione, le attività di pubblica utilità e il rapporto con le realtà sociali e produttive costituiscono strumenti attraverso i quali la responsabilizzazione può tradursi in esperienza concreta.
L’esecuzione penale esterna diventa, quindi, una giustizia che si misura nella quotidianità, nei rapporti con le persone e con i servizi, nella capacità di costruire percorsi individualizzati e di creare condizioni favorevoli al reinserimento.
L’incontro veneziano ha consentito di raccontare proprio questa dimensione, portando all’interno di una delle più importanti manifestazioni cinematografiche internazionali una realtà che quotidianamente coinvolge migliaia di persone e centinaia di operatori del sistema della giustizia. Accanto a “Un ponte verso il futuro”, sono stati presentati “Lezioni di piano” e “Fragili legami. Il laboratorio di teatro sociale nel carcere di Verziano”. Il primo é stato realizzato dagli studenti del master Almed in ‘Ideazione e produzione audiovisiva, cinematografica e per i media digitali, ed é dedicato all’insegnamento del pianoforte nel carcere di Bollate, selezionato da Rai Cinema nell’ambito del progetto “Talenti In Corto”. Il secondo é stato realizzato dagli studenti del Dams dell’Università Cattolica del Sacro Cuore – campus di Brescia. Tre sguardi differenti, dunque, ma accomunati dalla volontà di raccontare la pena nella sua dimensione più ampia: dentro e fuori dal carcere, attraverso la cultura, la formazione, il lavoro, le relazioni e la responsabilizzazione.
L’iniziativa ha inoltre valorizzato il ruolo degli operatori del dipartimento per la Giustizia Minorile e di Comunità che, quotidianamente, accompagnano questi percorsi, sia negli istituti sia attraverso i servizi dell’esecuzione penale esterna.
A rappresentare concretamente questa realtà è intervenuta Benedetta Venezia, direttrice dell’Udepe di Brescia, che ha offerto una testimonianza diretta del lavoro svolto quotidianamente sul territorio. Nel suo intervento ha sottolineato “l’importanza di comunicare ai giovani, i cittadini di domani, il senso della giustizia di comunità, che incarna lo spirito sostenibile della pena in termini umani e sociali”, evidenziando il valore di una corretta informazione quale strumento per avvicinare le nuove generazioni ai principi della responsabilità, del reinserimento e della giustizia di comunità.
Sono intervenuti all’incontro anche monsignor Davide Milani, presidente della Fondazione Ente dello Spettacolo, Mariagrazia Fanchi, direttrice di Almed e presidente di Lombardia Film Commission, e Massimo Locatelli, direttore del master Almed e coordinatore del Dams. Presenti, inoltre, gli studenti Sveva Avino, Alice Maria Boffelli, Paola Cima, Beatrice Lacerenza, Summer Pacchioni e Sara Stigliano, protagonisti della realizzazione dei progetti audiovisivi.
A moderare l’incontro è stato il giornalista e critico cinematografico Gian Luca Pisacane, firma di Famiglia Cristiana e della Rivista del Cinematografo.
La partecipazione del Dipartimento alla Mostra di Venezia si inserisce così in una più ampia attività di comunicazione e sensibilizzazione sui temi della giustizia minorile e di comunità, con l’obiettivo di contribuire a una conoscenza più completa dell’esecuzione penale e delle sue diverse dimensioni.
“Un ponte verso il futuro” diventa, in questo senso, anche una metafora della giustizia di comunità: un ponte tra persona e territorio, tra responsabilità e reinserimento, tra la pena e la possibilità di un cambiamento.
Perché raccontare l’esecuzione penale esterna significa raccontare una parte sempre più importante della giustizia: quella che non si limita a sanzionare il reato, ma costruisce, attraverso la comunità, le condizioni perché la responsabilità possa trasformarsi in un nuovo percorso di vita.