La redazione di gNews entra in carcere pubblicando gli articoli più significativi delle testate giornalistiche redatte e prodotte dentro i penitenziari: sono 37, in altrettanti istituti.
Il trimestrale “Cronisti in Opera”, registrato in tribunale nel 2022, è scritto nella casa di reclusione di Milano Opera da un gruppo di persone recluse che frequentano il laboratorio ‘Leggere Libera-mente’, fondato e diretto da Barbara Rossi. La rivista ha un direttore responsabile, Stefano Natoli, e due vicedirettori, Giuliana Licini e Pierangelo Soldavini. Il giornale viene distribuito all’interno del carcere, e copie digitali vengono inviate anche ad associazioni, scuole di giornalismo, singoli giornalisti e a tutti coloro che sottoscrivono un abbonamento.
Tutti i numeri sono disponibili sul sito ‘Leggere Libera-Mente’ dell’associazione culturale Cisproject.
L’ultimo numero del trimestrale qui
di Mirto Milani
Si dice spesso che la vita, in qualsiasi contesto ci riserva comunque delle opportunità, si tratta solo di coglierle e coltivarle. Ma può un fiore resistere alla lava pulsante e incandescente o un seme diventare frutto nei roghi e nelle spine? Può un uomo, una persona, un detenuto, un condannato, un’anima, trasformare il magma in acqua e annaffiare un sogno che diventi realtà, che si realizzi in libertà, che si sprigioni in bene e bellezza? Mi è stato detto che serve tempo. Ma il tempo potrebbe far evaporare le pozzanghere, non gli oceani quando il dolore è immenso, non i fiumi di lava palpitante, quando la sofferenza brucia senza sosta come un fuoco gelido nell’anima.
Non è una questione di ampiezza, ma di spessore, di profondità, di fuoco che arde incessantemente.
Ma può una persona placare l’angoscia e orientarsi nel fumo e nei gas allucinogeni che abbagliano la nostra vista con miraggi sterili e infruttuosi? Prima di precipitare in questo luogo che non auguro a nessuno, pensavo di essere pronto, ma non lo ero; e adesso che mi ci sono ficcato dentro, sento tutta la fragilità, il mio essere impreparato e totalmente impotente. Da qui la distanza con l’eterno sembra infinita.
Eppure nel momento del buio, della separazione, della prova, in questo tempo ci è richiesta una trasformazione. La luce, anche se è solo un fioco barlume è sempre presente, c’è sempre speranza.
Questa speranza è la promessa che ognuno di noi porta nel cuore. È quella ricerca incessante di vita nuova che, come acqua nascosta, scorre e scava, silenziosa e costante. Non può essere fermata, la si può momentaneamente contenere, ma troverà sempre il modo di tornare alla luce e alla vita. Anche in un tempo in cui il cielo si intride di ferro, la terra è scossa e le rocce si spaccano, siamo chiamati all’amore. E in questo mondo sotterraneo fatto solo di istanti, di adesso, di ora, nel volgere lo sguardo ai miei compagni di sventura e nel venire incontro alle loro piccole, grandi esigenze, mi sono riscoperto umano e quell’attimo di eterno che c’è nell’amore verso gli altri.
Quando si smette di essere surfisti sulle onde di lava per scottarsi il meno possibile e ci si tuffa in profondità per soccorrere l’altro ed essergli prossimo, è allora che si riemerge in un fiume che ci scola di dosso, come polvere, una lava diventata cenere. E si è alleviati da quest’acqua che diventa un balsamo ristoratore di vita e che come cascata riprecipita nell’infinito amore di Dio che ti vuole umano ovunque tu sia!
È così che su questo sentiero si può trovare tanta vita sotto forma di nuovi germogli e a loro sono grato, perché mi dicono che la vita può sempre essere feconda, anche nel dolore. L’importante è perseverare nei gesti, sinceri, di spontanea prossimità.
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